Il telefono ci ascolta per mostrarci la pubblicità?

Smartphone luminoso con onde sonore, fumetti di conversazione che diventano pubblicità

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Stai chiacchierando con un amico di un viaggio in Portogallo. Il giorno dopo, sui social, compare una pubblicità di voli per Lisbona. Non l’hai mai cercato, non l’hai mai scritto. Solo detto ad alta voce. È da esperienze così che nasce una delle teorie più diffuse dei nostri tempi: il telefono ci ascolta.

Cosa sostiene la teoria

Le app dei social network e le grandi piattaforme terrebbero il microfono dello smartphone sempre in ascolto, analizzando di nascosto le nostre conversazioni alla ricerca di parole chiave. Quello che diciamo finirebbe nel nostro profilo pubblicitario, e da lì nelle inserzioni che vediamo poche ore dopo.

Dove è nata

Non ha un inventore: è nata spontaneamente, con la diffusione degli smartphone e della pubblicità personalizzata, ed è diventata un tormentone di forum, video e chiacchiere al bar. Le grandi aziende tecnologiche l’hanno smentita più volte pubblicamente. Nel 2024 il tema è tornato d’attualità quando la testata americana 404 Media ha pubblicato documenti di marketing di un gruppo mediatico statunitense che pubblicizzava un servizio chiamato “Active Listening”, presentato come capace di usare le conversazioni captate dai dispositivi per fare pubblicità mirata. Le piattaforme citate hanno negato di usarlo.

Perché affascina

Perché quasi tutti l’hanno sperimentato, o credono di averlo fatto. E perché sappiamo che le aziende raccolgono davvero un’enorme quantità di dati su di noi: l’idea che ascoltino anche le nostre parole sembra solo il passo successivo. È una teoria che non riguarda luoghi lontani o epoche passate, ma l’oggetto che teniamo in tasca tutto il giorno.

Cosa ne pensa il resto di internet

Gli esperti di sicurezza tendono a essere scettici sull’ascolto continuo: registrare e analizzare l’audio di miliardi di persone consumerebbe batteria e traffico dati in modo evidente, e i sistemi operativi moderni segnalano quando il microfono è attivo. Uno studio di ricercatori universitari americani del 2018, che ha analizzato migliaia di app, non ha trovato prove di registrazioni audio nascoste, pur scoprendo altri comportamenti discutibili. La spiegazione più probabile è un’altra: le piattaforme sanno già tantissimo di noi grazie a posizione, ricerche, acquisti e contatti, e a volte “indovinano” così bene da sembrare magia. Senza contare tutte le volte in cui parliamo di qualcosa e la pubblicità non arriva, che semplicemente dimentichiamo. Il consiglio, comunque, vale per tutti: controllare ogni tanto quali app hanno il permesso di usare il microfono.

Nota di Idee Confuse: qui raccontiamo teorie che circolano su internet, per curiosità e senza giudicarle. Raccontarle non significa che siano vere: prendetele per quello che sono, idee molto ma molto confuse.

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